domenica 4 novembre 2012

Orhan Pamuk - "Neve"



Di Pamuk avevo letto "Il Mio Nome è Rosso" che mi aveva folgorato.
"Neve" per quanto molto bello non è riuscito a fare altrettanto.
E' un tantino lento e un po' troppo lungo.
Ma non è per questo che non mi ha entusiasmato.
Le prime cento pagine scorrono fluide e affascinanti, almeno per chi ama la letteretura ottocentesca, ma verso la metà del libro affiora una certa discordanza fra lo stile e la storia.
Almeno così pare a me.
Vi dico solo che per metà del libro non avevo capito (grazie alla mia ignoranza in materia di storia turca) che la vicenda fosse ambientata negli anni '90 e non -come pensavo- negli anni '20.
Troppa svenevolezza, troppe lacrime, troppa apparente superficialità (dei personaggi, intendo) in un libro che è in fondo un giallo, parecchio politico, che non avvince. Un giallo che tocca argomenti importanti come il conflitto fra laicismo e integralismo, fra modernità e tradizioni, fra oriente e occidente senza poi approfondirli.
Che la Turchia (e con lei i turchi) sia davvero così sentimentale e svenevole?
E' un conscio o inconscio rifarsi ai grandi maestri della letteratura russa (apprendo in questo libro, molto vicina a quella turca oltre che geograficamente)?
E' la sensibilità del protagonista (un poeta esiliato) che colora di rosa antico le pagine del libro?
C'era troppa carne al fuoco e non si è cotta bene?
Sarò io che l'ho letto con poca attenzione?
Le ultime 100 pagine sono comunque bellissime e si leggono veloci con il magone.
Nel mezzo 250 pagine di lacrime, poesia, intrallazzi, indecisione e noia.
Consigliato solo per metà, quindi.
Piuttosto leggete "Il Mio Nome è Rosso"


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